Preparazione estiva in altura: le località preferite dalle squadre di Serie A

Come tutti gli appassionati di calcio sicuramente sapranno, ogni estate le squadre professionistiche di calcio si ritrovano in località di montagna per godere delle temperature gradevoli e per lavorare duramente al fine di programmare al meglio la stagione sportiva. 

 

Con la rivoluzione tecnologica tuttora in atto anche il mondo della preparazione fisica ha fatto dei passi da gigante: ciononostante sono più di 50 anni che il calcio si affida all’altura per i propri ritiri estivi. 

 

Quest’oggi, pertanto, andremo a vedere dove ha origine l’abitudine di lavorare in altura, soffermandoci poi su quali sono le località più famose e più frequentate dalle squadre di Serie A.

 

località preferite ritiro serie A


Come sta cambiando la preparazione atletica

I primi a comprendere l’importanza della preparazione fisica in altura furono negli anni ’70 gli olandesi che, sotto la guida di Michels e con in squadra un genio del calcio mondiale come Cruijff, capirono prima tutti quanto potesse giovare al fisico e alla mente un ritiro in montagna. 

 

Quella Selezione Olandese era devastante sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista della prestanza fisica e da lì in poi tutti iniziarono a seguire i programmi di allenamento degli Orange. Dopo 50 anni, grossomodo, la stragrande maggioranza delle società professionistiche di calcio adotta ancora quei metodi e lo fa alternando sessioni di forza e resistenza con camminate rigeneranti nei boschi, associando poi alle stesse dei percorsi in bicicletta e delle sedute di crioterapia nei torrenti. 

 

Come detto, ancora oggi vengono seguite le metodologie di allenamento di quell’Olanda, e ciò in quanto con sempre più partite da giocare e incontri sempre più ravvicinati, la preparazione estiva in altura ha un'importanza capitale nella preparazione della stagione, e quest'anno ancora di più. 

 

Per la prima volta nella storia quest'anno il Mondiale di calcio si svolgerà in inverno e creerà scompiglio nei vari campionati nazionali e le società dovranno adattarsi al meglio alla nuova situazione.

 

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Le località più apprezzate

La differenza principale tra gli allenamenti in altura di 50 anni fa e quelli di oggi è fatta dalla tecnologia: oggi gli atleti sono monitorati in ogni allenamento con sensori GPS e con sensori che ne monitorano la frequenza cardiaca e l’intensità dello sforzo prodotto in modo tale che ogni calciatore possa seguire un allenamento personalizzato. 

 

Non è un caso, pertanto, che in tantissime località di montagna sia appenniniche che alpine ci siano sempre più strutture ricettive che si stanno dotando di palestre e campi da calcio per far sì che le società possano avere a portata di mano tutto ciò di cui hanno bisogno. C’è chi, come il Napoli del presidente De Laurentiis, da ormai 10 anni si reca nello stesso luogo, a Dimaro, e ha fatto sì che la cittadina divenisse un vero e proprio modello di riferimento all’interno del mondo delle località turistiche che stanno facendo del turismo sportivo e atletico il proprio marchio di fabbrica. 

 

C’è chi come la Lazio, invece, ogni anno si reca in Veneto ad Auronzo di Cadore per tre settimane prima di fare ritorno a Formello e continuare con il lavoro fisico. 

 

Chi, invece, quest’anno ha preferito l’estero all’Italia è la Salernitana del presidente Iervolino che alla prima stagione a capo della società ha deciso di fare le cose in grande ed ha predisposto il ritiro a Jenbach, in Austria, dove i campani hanno potuto programmare al meglio la stagione e lavorare duramente godendo delle temperature comunque gradevoli delle Alpi austriache. 

 

La cittadina tirolese ha così potuto giovare del flusso di turisti provenienti dalla Campania e ha toccato con mano l’indotto che una squadra di calcio della nostra Serie A è capace di produrre anche quando il campionato è fermo.

 

Come abbiamo avuto modo di vedere la preparazione fisica ancora oggi si svolge con le modalità pensate più di 50 anni fa dall’Olanda di Cruijff e Michels: dei veri visionari che hanno cambiato per sempre il calcio non solo per quanto fatto in campo.

 

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