Succede quasi sempre allo stesso modo. Stai risalendo una mulattiera, il respiro si fa corto, il pensiero comincia a rallentare sul ritmo dei passi. Dai un’occhiata distratta al telefono e lì, in alto a destra, la tacca del segnale ha appena smesso di esistere. Per un secondo ti prende un piccolo moto di panico, quello ormai familiare di chi vive con un dispositivo in tasca ventiquattr’ore al giorno.
Poi, quasi subito, qualcosa si scioglie. Il silenzio non è più un’assenza: diventa un suono a sé, fatto di fruscii e scricchiolii. È esattamente lì che comincia quello che oggi chiamiamo digital detox, ovvero una pausa volontaria dall’iperconnessione. E la montagna, da sempre, sa farlo meglio di chiunque altro.
Diciamolo: per chi vive con il telefono in mano, la prospettiva di un weekend in quota con una sola tacca di campo è praticamente un incubo. Un incubo per chi guarda una serie dopo l’altra e non riesce a dormire senza schermo acceso, per chi non sa pranzare senza scrollare, e soprattutto per chi è malato di sport e non può fare a meno della propria app per scommettere a ridosso del weekend. La buona notizia è che, passate le prime ore di astinenza, quel fastidio si trasforma in qualcosa di molto più interessante: una specie di sollievo che non ricordavi nemmeno di poter provare.




