Tra i ghiacciai teatro della Guerra Bianca

 

Fu la guerra più alta della stroria, che assunse quasi i contorni della leggenda con il nome di Guerra Bianca. Da allora sino ad oggi l'epopea degli Alpini e dei Kaiserschutzen sul fronte dei ghiacciai tra Adamello, Tonale e Ortles è stata celebrata in centinaia di libri, memoriali, film.

Fino a metà Ottocento le alte quote delle Alpi ed i ghiacciai erano un territorio misterioso e pressoché sconosciuto, tanto che molte delle montagne più importanti non avevano neppure un nome. Per soggezione le popolazioni locali consideravano questi luoghi inaccessibili, ed anche la dottrina militare non riteneva possibili complesse operazioni di guerra in alta montagna, dove il terreno impervio e le condizioni climatiche limitavano drasticamente gli spazi di manovra degli eserciti.

 

guerra bianca

 

Poi, con la nascita dell'alpinismo e con le prime campagne esplorative e di rilevamento topografico, anche gli eserciti cominciarono a prendere possesso delle montagne fortificando e presidiando i punti strategici. Non fece ecezione il Passo Tonale, in Trentino, caposaldo fondamentale lungo il confine meridionale dell'Impero asburgico e porta di accesso alla Lombardia, dove nei decenni precedenti alla Prima Guerra mondiale l'esercito imperiale realizzò un imponente sistema di difesa affidato a sei fortezze di artiglieria poste sui fianchi dell'alta Val di Sole, spalleggiate da una fitta rete di opere minori che dal fondovalle salivano fino alle cime più alte.

 

guerra bianca

 

Il 23 maggio 1915 l'Italia dichiarò guerra all'Austria, gettandosi nella Grande Guerra che già da quasi un anno incendiava l'Europa.

Il rombo del cannone ruppe il millenario silenzio delle montagne e dei ghiacciai, sospendendo la vita dei paesi di confine.


Morale altissimo: 3000 metri

Sul fronte del Tonale gli eserciti schierarono nel corso della guerra reparti tra i più addestrati e meglio organizzati, reclutati fra popolazioni abituate da sempre a vivere e lavorare in montagna: i Kaiserschutzen da parte austro-ungarica e gli Alpini da parte italiana. La vita di questi soldati si svolse a quote mediamente molto elevate, spesso al di sopra dei limiti delle nevi eterne, in un ambiente estremo che creò enormi problemi.

Nel primo inverno di guerra, quello del 1915, si presentò subito il problema di come assicurare la permanenza degli avamposti in alta quota rifornendoli di cibo, armi, legna da ardere e qualche genere di conforto che li aiutasse a vincere l'angoscia della solitudine e dell'isolamento. 

Accanto al tradizionale sistema dei portatori a spalla, esposti al pericolo delle valanghe e del fuoco nemico, fu allestita una vasta e ramificata ragnatela di teleferiche che dal fondovalle arrivavano fino alle cime più alte. 

Il trasporto con animali da soma fu spesso sostiutito da quello con slitte trainate da cani, gli unici animali in grado di resistere alle bassissime temperature invernali.

 

 

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Su in alto i soldati trovarono riparo in precari ricoveri solitari, in caverne scavate nella roccia e nel ghiaccio e in baraccamenti defilati rispetto al tiro dellle artiglierie, a poca distanza dalle affilate creste dove erano dislocati gli osservatori e le batterie di artiglieria.


Freddo, valanghe e malattie infettive mieterono molte più vittime che il fuoco avversario


NEVE E POI NEVE

Sul fronte dei ghiacciai l'inverno si dimostrò un nemico ben più preciso di quello affrontato nelle battaglie sul campo. Le testimonianze ricordano che nel 1916 la neve iniziò a cadere già a metà settembre, ricoprendo e soffocandoogni forma di vita. In novembre le temperature si abbassarono fino a 40 gradi sotto zero

In dicembre la neve in quota misurava 10-12 metri, rendendo quasi impossibile il rifornimento di legna e vettovaglie agli avamposti e l'avvicendamento dei reparti ridotti ai limiti della sorapvvivenza.

L'equipaggiamento e il vestiario dovettero essere adeguati alla necessità di operrare in un ambiente tanto ostile. I soldati portavano tute mimetiche bianche foderate con pelli di pecora e soprascarpe di paglia per resistere alle bassissime temperature, ed occhiali speciali per proteggere gli occhi dal riverbero della neve.

 

 

guerra bianca

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NELLE TEMPESTE DI ACCIAIO

Come sugli altri fronti del conflitto, anche sulle montagne e sui ghiacciai del Tonale la Grande Guerra si trasformò ben presto in guerra di sbarramento e di posizione, in cui divenne preminente il ruolo devastante dell'artiglieria nel tentativo di scardinare le difese avversarie, sottoposte a un fuoco incessante di logoramento.

Furono utilizzate su larga scala nuove terribili armi come i gas assfissianti, e per la prima volta comparvero gli aeroplani.

La Grande Guerra fu la prima guerra industriale, dominata dalla tremenda forza d'urto dell'artiglieria e da armi sempre più micidiali, contro le quali il valore individuale nulla poteva. 

Il soldato diventò semplicemente “carne da cannone”.

 

guerra bianca

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Probabilmente la Grande Guerra rappresenta l'avvenimento storico-culturale più ricordato dagli italiani. 

C'è un luogo singolare e affascinante che a cent'anni di distanza custodisce fedelmente addirittura la memoria fisica della guerra: il ghiacciaio. Il ritiro di cui soffrono in questi ultimi anni questi giganti fa riaffiorare intatte numerose testimonianze dei soldati in guerra, come in un museo a cielo aperto.

 

guerra bianca
 
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Periodicamente il ghiacciaio del Presena restituisce resti di soldati, armi, suppellettili, povere cose, rievocando tragedie delle guerre.

Fonte: Gallerie Suoni e Voci della Guerra - Tonale


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La sezione del blog dedicata alla GRANDE GUERRA e quella del TRENTINO

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