L'influenza spagnola e la prima guerra mondiale: durata, morti e perchè è stata chiamata così

Un tempo le guerre erano invariabilmente accompagnate dalla pesete e da un corteggio di malattie viste le precarie condizioni igieniche in tempo di conflitto.


La peste propria della prima guerra mondiale fu l'influenza chiamata spagnola. Per contrastarla non c'erano né i sulfamidici, né gli antibiotici e dunque tutto era delegato alle difese naturali dell'organismo.


Un'influenza che si estese come una pandemia, dove non si riuscì a trovare un vaccino efficace.

 

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QUANTO É DURATA

La malattia infatti apparve tra la primavera e l'estate 1918 e toccò il suo apice tra il 1918 e il 1920.

 

Il luogo d'origine, si dice, fu un affollato campo di addestramento dell'esercito in Kansas, negli Stati Uniti d'America, dove l'11 marzo 1918 furono ricoverati 107 pazienti per un attacco d'influenza violentissima della quale non si conoscono le cause. 

In un tempo brevissimo, l'infezione si propagò alle 26 mila persone alloggiate nelle baracche

 

Gli scampati vennero mandati a combattere in Europa su vari fronti e diventarono portatori di virus.

 

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PERCHÉ SI CHIAMA COSĺ

Non è nata in Spagna, quindi, ma poiché una delle prime vittime fu  il re di Spagna, e la nazione iberica fu una delle prime a parlare dell'influenza spagnola, passò alla storia come “la Spagnola”.

 

influenza spagnola prima guerra mondiale

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Nella primavera del 1919, quando l'epidemia cessò, si contarono 27 milioni di morti, gran parte in Africa, India e Cina; molti di più di quelli causati dalla prima guerra mondiale che per la sua estensione e letalità prese l’appellativo di “Grande”, a segnare una differenza rispetto ai conflitti del passato.

 

Sul fronte della prima guerra mondiale, le baracche e le trincee furono il terreno favorevole per il propagarsi dell'epidemia.  

 

Particolarmente colpite le truppe neozelandesi e australiane in Gran Bretagna: nella pianura di Salisbury dovettero preparare cimiteri speciali per le migliaia di soldati morti di “spagnola”.

 

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Nell'esercito austriaco l'incidenza della mortalità fu quasi tripla rispetto a quello italiano: gli austriaci impegnati in più fronti, erano esposti a più focolai.


I sintomi erano evidenti: febbre alta, polso debole, dolore agli occhi, alle orecchie, alla testa o alla schiena, senso di vertigine. L'unica precauzione era ordinare immediatamente la quarantena. 

 

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In Italia il primo allarme venne lanciato a Sossano, in provincia di Vicenza, in pieno agosto, quando il capitano medico dirigente del Servizio Sanitario dei reparti d'assalto invitò il sindaco a chiudere le scuole per una sospetta epidemia di tifo. 

 

Scattò l'emergenza, anche se si capì in ritardo che non si trattava di tifo, ma della più terribile “Spagnola”.


Restano impressionanti le cifre del contagio sul territorio italiano, una vera strage: nel solo mese di ottobre, quello di maggiore diffusione e virulenza, morirono oltre 240 mila persone; in settembre i decessi furono 78 mila; a novembre saranno 120 mila. 

 

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In Lazio, Puglia e Sicilia gli effetti furono devastanti, soprattutto tra le donne tra i 15 e 40 anni.


Il sovraffollamento dei locali – si viveva anche in venti in uno stanzone – contribuì alla diffusione della malattia.


L'indice della mortalità tra i profughi fu inoltre superiore a quello del resto della popolazione.


Il totale, sino al marzo 1919, è di oltre 700.000 decessi, ma si calcola che siano morti per la “Spagnola”molti più italiani che in guerra, cifra che supera il milione di persone. 

 

QUANDO SCOMPARVE 

La fine globale della pandemia arrivò nel 1920, quando la società sviluppò un'immunità collettiva all'influenza spagnola, anche se il virus non è mai scomparso del tutto.

 

VEDI ANCHE:

La medicina durante la Grande Guerra e la sezione del blog dedicata alla GRANDE GUERRA 

 

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