venerdì 20 gennaio 2017

Visitare la diga del Vajont, un'escursione trekking nei luoghi della memoria

L'obiettivo iniziale della giornata di oggi non era quello di visitare la diga del Vajont. Partiti con l'intenzione di effettuare un'escursione al lago di Santa Croce, al nostro arrivo troviamo ad attenderci una nebbia fitta che non permette nemmeno di vedere i primi dieci metri del lago. Tempo troppo brutto per proseguire in un'escursione che ha come punto di forza il panorama dei monti dell'Alpago riflessi sulle acque. Così, sul momento, mi è venuto in mente della vicina diga del Vajont con il sentiero trekking della memoria che porta a Casso, luoghi tragici della storia d'Italia, ma che meritano di essere visitati per capire e ricordare quello che è successo.

visitare la diga del vajont
la diga del Vajont
Da Longarone seguiamo le indicazioni per la diga del Vajont. La diga di per sé è già in territorio della provincia di Pordenone, durante i fine settimana c'è molta gente che viene ad osservare e fare foto e, trovare un posto auto, non è facile. Decidiamo, quindi, di iniziare la nostra camminata dal paese di Casso, a 1.000 metri d'altezza e dove è presente un piccolo parcheggio per lasciare la macchina.
Molti decidono di visitare prima la diga e poi di raggiungere in macchina l'abitato di Casso. La nostra passeggiata, semplice e adatta a tutti, permette, invece, di fare un giro ad anello rimanendo sempre immersi nel bosco e ascoltare un silenzio carico di emozioni con davanti la sagoma del monte Toc, montagna che presenta ancora le ferite della frana del 1963.

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il paese di Casso
Il paese di Casso è caratteristico e singolare, costituito da abitazioni tipicamente in pietra, sviluppate su diversi piani in altezza in modo tale da risparmiare i terreni fertili. Si dice che Casso sia stato miracolato tre volte: prima da una frana della montagna, poi dalla peste del Seicento e poi dall'onda del Vajont. Già, perchè il paese è stato interessato dal disastro del Vajont dove l'acqua ha lambito le prime case danneggiandone alcune e provocando l'abbandono del paese. In totale sono morte solo due persone a Casso, e sembra incredibile visto che i sassi lanciati dall'onda d'urto dell'acqua raggiunsero il paese come una pioggia di meteoriti: se ne possono vedere in Chiesa, uno sotto l'altare, e l'altro è ancora sulle travi del tetto.
Prima di iniziare la nostra escursione ne approfittiamo per passeggiare per le strade del paese: sembra di entrare in un'altra realtà, un paese fantasma, ormai sono pochissime le persone che vivono qui. La nebbia e le nuvole basse rendono l'atmosfera ancora più misteriosa; alcune case sono state completamente ristrutturate ed adibite a B&B e si spera che piano piano il paese di Casso possa vivere una nuova rinascita.

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abitazioni tipiche di pietra
Subito all'inizio del paese troviamo la partenza del nostro sentiero: il Troi de la Nongola ci porterà in circa mezz'ora di discesa alla diga del Vajont. Il sentiero si snoda prima sul bosco e poi, una volta raggiunto un bar ristorante, continua lungo la strada provinciale che conduce alla diga.

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inizio dell'escursione

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sfortuna con il tempo:(

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vista della diga con il materiale  franoso
Quello che vediamo oggi, alberi e terra a ridosso della diga, non è altro che il materiale franoso che si è staccato dal monte Toc. 
La frana che si staccò aveva dimensioni gigantesche: con un fronte superiore a 2 chilometri, una larghezza di almeno 500 metri , pari ad una superficie di 2.000 campi di calcio.

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una memoria sempre viva

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la parte della diga  non sommersa dalla frana 
Lentamente raggiungiamo il piccolo centro informazioni dove vengono organizzate delle visite guidate a pagamento, e che permettono, solo con la guida, di camminare sul camminamento della diga con un prezzo di € 10,00. Prezzo che ci sembra un po' alto e quindi preferiamo leggere i cartelli descrittivi (molto completi e esaustivi) e di continuare a piedi lungo la galleria che conduce a Longarone, dove ci sono dei punti panoramici davvero impressionanti.

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uscendo dalle gallerie
Come impressionante fu la forza d'urto della massa franata che creò due ondate che si abbatterono una verso monte e l'altra verso valle. Quest'ultima superò lo sbarramento artificiale innalzandosi sopra di esso fino a lambire le case più basse del paese di Casso (dove eravamo prima) e si incanalò nella stretta gola del Vajont, acquistando sempre più velocità ed energia: all'uscita della gola la massa d'acqua alta 70 metri e con una velocità di 96 km/h, si riversò su Longarone radendo al suolo tutto quello che incontrò. Le vittime di questo tragico disastro, avvenuto in meno di 5 minuti, furono 2018.
Tempo per un veloce snack dal venditore di panini ambulante e cominciamo la nostra salita questa volta con il sentiero CAI 380, che si prende subito di fronte al piccolo parcheggio dove c'è il centro informazioni.

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ritornando a Casso
Saliamo sempre più di quota, tra  boschi con i colori del tardo autunno, ammiriamo un po' la valle del Piave e, dopo una curva a destra, seguiamo le indicazioni per Casso: dopo pochi minuti, si ha una visuale spettacolare sulla diga del Vajont dall'alto.

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vista dall'alto della diga

casso
Casso

Passiamo una vecchia casa abbandonata, un piccolo cimitero e in circa cinquanta minuti siamo di nuovo a Casso. Sempre nel silenzio totale, attraversiamo di nuovo la cittadina e tempo per un tè caldo nell'unico bar del paese.

La nostra escursione però non è finita. Volendo si potrebbe raggiungere il paese di Erto, dove è presente un museo della memoria, ma siccome è abbastanza tardi, preferiamo andare a Longarone. Il paese che non c'è più, ora è un insieme di palazzi grigi anni 60 insieme ad una zona industriale. In pochi minuti di macchina si raggiunge il cimitero monumentale di Fortogna, un grande giardino, dove si possono vedere 1910 cippi marmorei bianchi, uno per ogni vittima e tutti identici: tutti sono stati vittime della stessa tragedia e vanno ricordati tutti alla stessa maniera. 

cimitero longarone
il cimitero monumentale di Longarone a ricordo delle 2000 vittime
All'ingresso c'è anche un piccolo museo, che purtroppo troviamo chiuso (orari assurdi), dove sono presenti ricordi, cimeli e immagini di questo tremendo avvenimento. Un momento che ci invita a soffermarci sugli errori/orrori causati dalla sete d'oro di poche persone e che dai quali ancora non si è imparato.

ALTRE COSE DA  FARE IN PROVINCIA DI BELLUNO:
Vedi anche la mia pagina dedicata al Veneto

32 commenti:

  1. Wow! Posto magnifico Andrea!
    Buon weekend Tesoro!
    Un abbraccio
    Dili
    Nuovo post: http://www.milanotime.net/vintage-pattern-dress/

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  2. Questo articolo mi ha commossa, non esistevo all'epoca del disastro, tuttavia queste catastrofi segnano la popolazione di una nazione per sempre, vedere quelle bandierine con i nomi dei bimbi morti, quel campo con 1910 lapidi, è qualcosa che spezza il cuore anche a distanza di più di 50 anni.
    Grazie Andrea per aver condiviso luoghi incantati, senza farci dimenticare chi non va dimenticato.
    Buon week, a presto.

    Angelica

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  3. Non so perchè...io c'ero in quel periodo ed ho vissuto appieno la tragedia ma non andrei mai qui. Non chiedermi perchè non te lo so dire. Buona fine settimana.

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    1. pure a me non piace di solito visitare i posti delle tragedie, però qui c'è molto di più, c'è tutta una storia di interessi e corruzione di poche persone, alla fine rimaste impunite, contro la natura e contro la popolazione, che deve essere ricordata. per questo il centro visite organizza diverse uscite guidate per non dimenticare.

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  4. E' un posto molto bello se non fosse per la tragedia stata !

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  5. Amazing place!
    Have a nice week-end!
    Gil Zetbase

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  6. posti tristissimi ma che meritano la pena visitare.

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  7. ci sono passata accanto durante un viaggio ma non mi sono fermata, prima o poi devo rimediare per conoscere meglio un pezzo - sebbene triste - di storia
    http://www.audreyinwonderland.it/

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    1. si merita davvero una sosta. la si vede sempre dalla strada statale che porta a cortina

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  8. L'hai visto lo spettacolo di Marco Paolini "Il racconto del Vajont"? E' bellissimo, merita davvero. Se non lo hai visto, lo trovi anche su Youtube.

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  9. Un posto da sogno Andrea.
    Adesso me lo segno per consigliarlo ai miei clienti
    Un bacione
    Maggie Dallospedale Fashion diary - Fashion blog

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  10. Ho fatto un giro anche io per quelle zone e sono rimasta sconvolta. L'incuria e l'interesse dell'uomo sono allucinanti. Non si può e non si deve dimenticare... Un abbraccio

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  11. Indubbiamente una gita molto istruttiva ed interessante ..Ricordo vagamente l'episodio, ma mi ero documentata con qualche notizia e una pellicola fatta discretamente bene su questa immane disgrazia...
    Suggestivo, triste, anche grottesco se vogliamo...pensare a tutte quelle persone morte, a queste disgrazie che si susseguono ora più che mai a dismisura , stringe veramnete il cuore
    Abbraccio forte amico mio!

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    1. già davvero. non si impara mai dagli errori

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  12. Amazing place Andrea !!!


    xx


    http://www.thetrendysurfer.com/

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  13. Servissero a qualcosa queste tragedie...
    Posti meravigliosi, anche se molto tristi.
    A presto :)

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  14. Ciao Andrea, tu hai la capacità di farmi innamorare di questi posti
    un bacione
    Maggie Dallospedale
    Indiansavage.com

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